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Le nuove modalità per la valutazione delle percentuali di invalidità   Stampa questo documento dal titolo: . Stampa

Per la legge saremo tutti uguali Sono allo studio le nuove modalit‡ per la valutazione delle percentuali di invalidità di Angelo Mombelli Come è ormai noto, la percentuale di invalidità di cui una persona è portatrice viene calcolata con modalità specifiche, indicate dal Decreto del Ministero della Sanità del 5. febbraio 1992 "Approvazione della nuova tabella indicativa delle percentuali d'invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti". Per ciò che concerne la valutazione della percentuale di invalidità legata alla minorazione visiva viene utilizzata la tabella che in appresso si riporta:

VISUS
9/10 - 8/10
7/10 - 6/10t
5/10 - 4/10
3/10
2/10
1/10
1/20
Meno di 1/20
9/10 - 8/10
0
2
3
5
7
10
15
20
7/10 - 6/10t
2
3
5
7
10
15
20
30
5/10 - 4/10
3
5
7
10
15
20
30
40
3/10
5
7
10
15
20
30
40
60
2/10
7
10
15
20
30
40
60
70
1/10
10
15
20
30
40
60
70
80
1/20
15
20
30
40
60
70
80
100
Meno di 1/20
20
30
40
60
70
80
100
100


A mio avviso è una tabella infame, perchè se andiamo a riscontrare le percentuali di invalidità inerenti i duedecimisti e i tredecimisti notiamo percentuali irrisorie (30% e 15%) che non riconoscono agli interessati alcun diritto, penalizzandoli fortemente sia sul fronte economico che su quello socio-assistenziale. Non dobbiamo dimenticare che la stessa O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) sin dalla fine degli anni '70 classifica le persone con un residuo visivo inferiore ai tre decimi come "minorati della vista": tale residuo visivo infatti non consente una corretta lettura, implica difficoltà nella vita autonoma e di relazione e, non dimentichiamolo, rende inabili alla guida di qualunque automezzo. Ricordiamo che per essere annoverati tra gli invalidi civili è necessario che venga riconosciuta al soggetto una percentuale di invalidità superiore al 35%; per avere diritto all'iscrizione nelle categorie speciali previste dalla Legge 68/99 "Norme per il diritto al lavoro dei disabili" è necessaria una percentuale di invalidità superiore al 45%; infine per poter ottenere delle provvidenze economiche, la percentuale prevista dalla legislazione vigente è di oltre il 75% di invalidità. I duedecimisti e i tredecimisti, torno a ribadire, sono considerati a pieno titolo minorati visivi non solo dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, ma anche dalla nostra legislazione nazionale (Legge 138/2001 "Classificazione e quantificazione delle minorazioni visive e norme in materia di accertamenti oculistici", art. 5 e 6). Nonostante questo, agli ipovedenti in questione, non viene riconosciuto alcun diritto, neppure quello di ottenere gli ausili specifici per lo studio, il lavoro e l'autonomia personale previsti dal nomenclatore tariffario delle protesi, poichÈ ad esso possono accedervi solo coloro che hanno un residuo visivo non superiore ad un decimo.» evidente: questo tipo di situazione non è accettabile. Purtroppo, benchÈ molti medici legali siano d'accordo sull'incongruenza dell'attuale legislazione, intraprendere iniziative che prevedano la modifica delle tabelle in questione è, almeno in questa fase, impossibile: infatti, il Ministero della Salute ha costituito un tavolo tecnico che intende rivoluzionare il sistema tutt'ora in atto, assumendo quale parametro di valutazione dell'invalidità, non la minorazione nella sua entità specifica, bensÏ le abilità residue del soggetto, sulla scia di una direttiva emanata a suo tempo dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Le tabelle percentuali esistenti, ivi compresa quella di cui sopra, scompariranno, a favore di questa nuova modalità di valutazione. Non contesto le direttive dell'O.M.S., ma l'impostazione data dal Ministero è, a mio parere, allucinante, poichÈ tale modalità implicherebbe il superamento della distinzione in categorie dei disabili: questi ultimi finirebbero in un unico calderone. Le abilità residue infatti sono trasversali, è ovvio quindi che a fronte di minorazioni diverse le abilità residue sono le stesse. Come conseguenza, le concessioni che abbiamo ottenuto dopo anni di sofferenze e battaglie, anche dure, saranno messe in discussione; addirittura la nostra associazione correrà il rischio di scomparire, perchè i ciechi e gli ipovedenti saranno risucchiati in un unicum indistinto e farraginoso che comprenderà tutte le disgrazie del mondo. Farraginoso, poichÈ le abilità residue sono un fatto soggettivo, mutevole nel tempo e di difficile valutazione. Le variabili legate alle abilità residue sono moltissime: carattere del soggetto, età, attività lavorativa svolta, ambiente socio-economico, istruzione, abitudini quotidiane... e potrei continuare all'infinito. L'O.M.S. ne calcola svariate centinaia che vanno dalla semplice capacità di deambulazione alla capacità di avere un rapporto sessuale! Ulteriore variabile è costituita, non dimentichiamolo, dai cambiamenti che possono avvenire nella vita del soggetto: un disabile puÚ imparare l'uso del computer incrementando la sua autonomia personale, oppure puÚ perdere l'anima gemella, trovandosi in una situazione di disagio pratico e sociale. Il disegno del Governo è quindi chiaro; non è accettabile e andrà combattuto, non soltanto da noi, ma da tutte le associazioni di disabili. Le esigenze di un minorato sono diverse le une dalle altre, e le Associazioni di categoria esistono proprio per tutelare questa specificità. Non avere nessuno che ci rappresenti e rivendichi i nostri personali diritti, che conosca le nostre necessità e battagli per esse, è quanto di pi˘ deleterio si possa immaginare. Se il progetto del Governo andrà in porto, nonostante le opposizioni, ...saremo tutti uguali. A questo punto, vorrei parafrasare quanto George Orwell scriveva ne "La fattoria degli animali": tutti i disabili saranno uguali, ma ci saranno uguali pi˘ uguali degli altri.

Pubblicazione del: 22-08-2009
nella Categoria Comunicati


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Titolo Successivo: Parla con l'Unione: "Pari opportunita': un traguardo ancora lontano?" 10 settembre 2009 ore 16,00

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